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Responsabilità del mittente con condizione di resa DAP per costi di container demurrage

Responsabilità del mittente con condizione di resa DAP per costi di container demurrage

All’esito di un procedimento sommario di cognizione ex art. 702 bis c.p.c., promosso personalmente dal nostro Studio, il Tribunale di Milano si è recentemente pronunciato, con ordinanza datata 4.6.2020, in una controversia riguardante la richiesta avanzata da un’azienda italiana di spedizioni internazionali nei confronti del proprio mandante, anch’essa un’azienda italiana, per il pagamento dei costi di container demurrage e port storages maturati al porto di destino in Guatemala a causa del dilungarsi delle operazioni doganali dovute al ritardo con cui il destinatario guatemalteco aveva proceduto al saldo dei dazi e altri diritti doganali (IVA).

In particolare, nel caso di specie, il mandante italiano aveva conferito allo spedizioniere nostro cliente l’incarico di organizzare varie spedizioni dall’Italia fino in Guatemala di materiali impiantistici che il primo aveva venduto ad un compratore-destinatario guatemalteco alla condizione di resa DAP (Incoterms® 2010) c/o “magazzino destinatario incluso scarico della merce”. Una volta giunta al porto di destino di Puerto Santo Tomas de Castilla (Guatemala), la merce, prima di essere ritirata e riconsegnata al luogo convenuto di destinazione, rimaneva tuttavia in ambito portuale per diverso tempo oltre il free time concesso dalle compagnie di navigazione e ciò a motivo del ritardo con cui il compratore-destinatario guatemalteco provvedeva a finalizzare le operazioni doganali d’importazione.

Il suddetto mandante, tuttavia, si rifiutava di riconoscere i costi sostenuti dallo spedizioniere per le summenzionate soste dei container, in quanto, a suo dire, in base alla condizione di resa DAP (Incoterms® 2010) pattuita con il cliente guatemalteco, tali oneri avrebbero dovuto essere posti a carico di quest’ultimo.

Dal canto suo, lo spedizioniere contestava l’interpretazione data dal mandante alla condizione di resa DAP (Incoterms® 2010) con riguardo, segnatamente, all’individuazione del soggetto su cui debbono gravare i costi per le soste dei container (c.d. demurrage / storage charges) al porto di destino che sono addebitati sia dal terminal portuale che dal vettore marittimo, nel caso in cui siano state causate dai ritardi verificatisi nell’espletamento delle pratiche doganali nel paese di importazione. 

In particolare, lo spedizioniere sottolineava come il mandante confondesse fra gli “oneri connessi alle pratiche doganali di importazione” che, in base alla condizione DAP, sono effettivamente a carico del compratore-destinatario, e i ben distinti “costi di demurrage / port storages dovuti alle soste dei container al porto di sbarco” che sono invece connessi al trasporto della merce e che, quindi, anche in forza della suddetta condizione di resa, devono invece gravare sul venditore-mittente (e perciò sullo stesso mandante). 

Infatti, come peraltro era previsto nella previgente condizione DDU, non possono essere ricompresi nell’accezione di “altri oneri dovuti per l’importazione delle merci” che sono indicati al punto B6 (d) [quali, ad esempio, quelli relativi all’adempimento delle pratiche doganali in import (custom clearance), compensi del dichiarante doganale, eventuali interessi di mora o sanzioni irrogate dalle autorità doganali, costi per le ispezioni obbligatorie sul bene nel paese di importazione, ecc.] e che gravano sul compratore-destinatario, tutti quei diversi costi che sono conseguenti ad eventuali soste della merce (demurrage, storages) e/o altre operazioni relative alla stessa merce [quali movimentazioni del container nel terminal (c.d. THC), scaricazione e ricaricazione per visite doganali, ecc.] verificatesi durante l’espletamento delle pratiche doganali in import, ma che, in quanto riconnessi al trasporto, sono addebitati dal vettore e dal terminal portuale e che quindi, in linea di principio, debbono gravare sul venditore-mittente della merce. 

Inoltre, lo spedizioniere osservava altresì che i costi in questione, benché maturati in occasione di una verifica doganale nel paese di importazione, afferivano comunque sempre alla fase del trasporto non ancora concluso, dato che la merce non era ancora definitivamente giunta “al magazzino di destinazione” come indicato nella specifica condizione “DAP magazzino destinatario incluso scarico della merce”.

Il Tribunale, dopo un’attenta analisi della documentazione agli atti, ha infine accolto interamente la domanda formulata dello spedizioniere condannando il mandante al pagamento di tutti i costi di demurrage e port storages maturati al porto di destino. 

In particolare, il Tribunale ha ritenuto che lo spedizioniere avesse il diritto di ottenere dal suo mandante il rimborso dei costi da esso sostenuti in forza dell’art. 1740, 2° comma, c.p.c. secondo cui “le spese anticipate... dallo spedizioniere sono liquidati sulla base dei documenti giustificativi, a meno che il rimborso non sia stato preventivamente convenuto in una somma globale unitaria”, a nulla rilevando invece le clausole [ossia, le condizioni Incoterms® 2010] che regolavano il rapporto di compravendita tra la mandante e la società guatemalteca, in quanto esse risultano estranee al contratto di spedizione.

 

Enrico Righetti

Luglio 2020
 

 
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